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Il popolo
Tutti i politici sono d’accordo su questo: se i popoli fossero troppo liberi, sarebbe impossibile tenerli nelle regole dei loro doveri. La loro caratteristica fondamentale è che, avendo minori cognizioni degli altri ordini dello stato, molto più colti ed istruiti di loro,difficilmente essi starebbero alle regole che sono loro prescritte dalla ragione e dalle leggi, se non vi fossero costretti da qualche necessità.[...]La ragione non permette di esentarli da ogni peso, perchè perdendo in tal caso il marchio della loro soggezione perderebbero anche il ricordo della loro condizione, e perchè se fossero esenti dai tributi penserebbero di esserlo anche dall’obbedienza. BISOGNA PARAGONARLI AI MULI CHE, ABITUATI AL CARICO, SI GUASTANO CON UN LUNGO RIPOSO PIU’ CHE COL LAVORO. Ma come bisogna per questio animali che il lavoro sia moderato e il carico proporzionato alla loro resistenza così deve essere per gli aiuti che dà il popolo. Di fatto se non fossero moderati, anche se utili al pubblico, non cesserebbero di essere ingiusti…
Questa massima è ovviamente molto antica: è stata scritta da un omiciattolo di chiesa tra il 1635 ed il 1638, il suo nome era Armand-Jean du Plessis.
Ma nonostante la veneranda età del documento, non riesco a fare a meno di notare che i politici sembrano pensarla allo stesso modo riguardo al popolo. La nostra democrazia è ancora fondata su principi assolutistici come questo, ed è per questo e non per altro che è guasta. E per me il peggio è che non mi va di condannare del tutto queste parole: mai un paragone con i muli è stato più verosimile per l’essere umano. Bestie da soma perennemente inchiodate alle proprie posizioni, spaventate da qualunque fuoriprogramma. Ed appena abbiamo un pò di questa indecifrabile libertà, tale è la smania di volerne di più che ci dimentichiamo di goderci quella che abbiamo già.
Libertà è una bellissima parola: direi persino dal punto di vista puramente estetico, è una parola che proprio… come dire… SUONA BENE!
Ma siamo sicuri di sapere il vero significato di questa parola?
La libertà, almeno per quanto mi riguarda, è fatta di due principi: diritti e doveri. I diritti garantiscono la libertà individuale in quanto ci permettono innumerevoli cose, i doveri quella collettiva in quanto sono appunto l’alt affinchè la nostra libertà non vada a danneggiare la libertà altrui. Questo, in una società dove la ragione e soprattutto la coscienza e la buona fede siano di casa, non può portare sconforto. Questo, in una società che vuole meritarsi gli appellativi libera e civile, non è tuttavia applicabile.
La pseudolibertà che invece ci viene propinata fin dal dopoguerra, che a mio avviso ha raggiunto l’apice dopo l’11 settembre, è fatta di immagini e parole. Entrambe ci dicono che cosa vogliamo, che cosa dobbiamo, che cosa ci serve.
Ci siamo fregati con le nostre mani. Siamo sopravvissuti alla Grande Guerra, alla crisi del ‘29, a Hitler, alla cortina di ferro, ad Al Qaeda… Ma ci siamo fatti fregati da Kotler & co.
Rispetto allo scritto secentesco, che purtroppo non mi va di condannare interamente - in fondo ha dato i suoi frutti… - , c’è una sostanziale differenza: a quei tempi, a detta di du Plessis, lo Stato aveva in cabina di regia persone istruite, preparate ad affrontare i problemi di una nazione: ma adesso, ad esempio nel nostro stivale, possiamo dire altrettanto?
Mettereste la mano sul fuoco sul fatto che i nostri parlamentari sanno tutti leggere e scrivere?
Il documento, se letto da più punti di vista, non è certo un inno all’assolutismo, anzi: riconosce al popolo una grande forza, ovviamente confinata dai valori e dagli equilibri di allora. Ed a guidare questo grande e utile popolo, almeno idealmente, ci sono uomini apparentemente fatti apposta!
Non mi soffermerò a lungo su chi siano i nostri rappresentanti nelle due Camere: non starò qui a dirvi quanti sono entrati per affari propri, per affari altrui, per sete di potere o grazie a favori carnali… Vi dico solo questo: a partire dal momento che i governanti non sono più istruiti del popolo, è il popolo che deve farsi avanti e prendere in mano la situazione, è il popolo che deve dare risposte alternative ad un decisionismo che è già fallito migliaia di volte, e che si appresta a fallire, qui in Italia, ancor prima di cominciare.
La democrazia così com’è stata concepita non è democrazia, poichè non tiene conto del fatto che l’umana ragione, presupposto fondamentale per la coerenza dele proprie scelte, è decaduta. Quindi, se rivogliamo la nostra democrazia, il primo passo che dobbiamo fare non è verso la piazza, ma verso la biblioteca. Non fondiamo partiti, apriamo piuttosto circoli culturali. Al giorno d’oggi la cultura è annebbiata dai cartelloni pubblicitari, ma abbiamo ancora il materiale sufficiente a far partire un nuovo Illuminismo che coinvolga tutti.
Forse non smetteremo di essere bestie da soma, ma magari da muli passeremo a palafreni, col tempo… In fondo, quel pretuccio non aveva tutti i torti, viste come poi andarono le cose in quel secolo.
Ah, se vi interessa, il documento si chiama Testamento Politico, e probabilmente lo troverete sotto il nome d’arte del pretuccio: Richelieu.
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