domenica, 19 ottobre 2008

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Il popolo

Pubblicato da Conrado de Vita nella categoria Altra Politica



Tutti i politici sono d’accordo su questo: se i popoli fossero troppo liberi, sarebbe impossibile tenerli nelle regole dei loro doveri. La loro caratteristica fondamentale è che, avendo minori cognizioni degli altri ordini dello stato, molto più colti ed istruiti di loro,difficilmente essi starebbero alle regole che sono loro prescritte dalla ragione e dalle leggi, se non vi fossero costretti da qualche necessità.[...]La ragione non permette di esentarli da ogni peso, perchè perdendo in tal caso il marchio della loro soggezione perderebbero anche il ricordo della loro condizione, e perchè se fossero esenti dai tributi penserebbero di esserlo anche dall’obbedienza. BISOGNA PARAGONARLI AI MULI CHE, ABITUATI AL CARICO, SI GUASTANO CON UN LUNGO RIPOSO PIU’ CHE COL LAVORO. Ma come bisogna per questio animali che il lavoro sia moderato e il carico proporzionato alla loro resistenza così deve essere per gli aiuti che dà il popolo. Di fatto se non fossero moderati, anche se utili al pubblico, non cesserebbero di essere ingiusti…

Questa massima è ovviamente molto antica: è stata scritta da un omiciattolo di chiesa tra il 1635 ed il 1638, il suo nome era Armand-Jean du Plessis.

Ma nonostante la veneranda età del documento, non riesco a fare a meno di notare che i politici sembrano pensarla allo stesso modo riguardo al popolo. La nostra democrazia è ancora fondata su principi assolutistici come questo, ed è per questo e non per altro che è guasta. E per me il peggio è che non mi va di condannare del tutto queste parole: mai un paragone con i muli è stato più verosimile per l’essere umano. Bestie da soma perennemente inchiodate alle proprie posizioni, spaventate da qualunque fuoriprogramma. Ed appena abbiamo un pò di questa indecifrabile libertà, tale è la smania di volerne di più che ci dimentichiamo di goderci quella che abbiamo già.

Libertà è una bellissima parola: direi persino dal punto di vista puramente estetico, è una parola che proprio… come dire… SUONA BENE!

Ma siamo sicuri di sapere il vero significato di questa parola?

La libertà, almeno per quanto mi riguarda, è fatta di due principi: diritti e doveri. I diritti garantiscono la libertà individuale in quanto ci permettono innumerevoli cose, i doveri quella collettiva in quanto sono appunto l’alt affinchè la nostra libertà non vada a danneggiare la libertà altrui. Questo, in una società dove la ragione e soprattutto la coscienza e la buona fede siano di casa, non può portare sconforto. Questo, in una società che vuole meritarsi gli appellativi libera e civile, non è tuttavia applicabile.

La pseudolibertà che invece ci viene propinata fin dal dopoguerra, che a mio avviso ha raggiunto l’apice dopo l’11 settembre, è fatta di immagini e parole. Entrambe ci dicono che cosa vogliamo, che cosa dobbiamo, che cosa ci serve.

Ci siamo fregati con le nostre mani. Siamo sopravvissuti alla Grande Guerra, alla crisi del ‘29, a Hitler, alla cortina di ferro, ad Al Qaeda… Ma ci siamo fatti fregati da Kotler & co.

Rispetto allo scritto secentesco, che purtroppo non mi va di condannare interamente - in fondo ha dato i suoi frutti… - , c’è una sostanziale differenza: a quei tempi, a detta di du Plessis, lo Stato aveva in cabina di regia persone istruite, preparate ad affrontare i problemi di una nazione: ma adesso, ad esempio nel nostro stivale, possiamo dire altrettanto?

Mettereste la mano sul fuoco sul fatto che i nostri parlamentari sanno tutti leggere e scrivere?

Il documento, se letto da più punti di vista, non è certo un inno all’assolutismo, anzi: riconosce al popolo una grande forza, ovviamente confinata dai valori e dagli equilibri di allora. Ed a guidare questo grande e utile popolo, almeno idealmente, ci sono uomini apparentemente fatti apposta!

Non mi soffermerò a lungo su chi siano i nostri rappresentanti nelle due Camere: non starò qui a dirvi quanti sono entrati per affari propri, per affari altrui, per sete di potere o grazie a favori carnali… Vi dico solo questo: a partire dal momento che i governanti non sono più istruiti del popolo, è il popolo che deve farsi avanti e prendere in mano la situazione, è il popolo che deve dare risposte alternative ad un decisionismo che è già fallito migliaia di volte, e che si appresta a fallire, qui in Italia, ancor prima di cominciare.

La democrazia così com’è stata concepita non è democrazia, poichè non tiene conto del fatto che l’umana ragione, presupposto fondamentale per la coerenza dele proprie scelte, è decaduta. Quindi, se rivogliamo la nostra democrazia, il primo passo che dobbiamo fare non è verso la piazza, ma verso la biblioteca. Non fondiamo partiti, apriamo piuttosto circoli culturali. Al giorno d’oggi la cultura è annebbiata dai cartelloni pubblicitari, ma abbiamo ancora il materiale sufficiente a far partire un nuovo Illuminismo che coinvolga tutti.

Forse non smetteremo di essere bestie da soma, ma magari da muli passeremo a palafreni, col tempo… In fondo, quel pretuccio non aveva tutti i torti, viste come poi andarono le cose in quel secolo.

Ah, se vi interessa, il documento si chiama Testamento Politico, e probabilmente lo troverete sotto il nome d’arte del pretuccio: Richelieu.

domenica, 19 ottobre 2008

Il Movimento Novantasette nasce dall’intraprendenza di un gruppo di giovani che, stanchi del modo con cui viene oggi presentata la politica, hanno smesso di lamentarsi per imboccare un percorso diverso.

Ci rivolgiamo a tutte quelle persone che seppur amandola, si sentono oggi estranei alla politica. A tutti coloro che vorrebbero fare qualcosa, ma non sanno “cosa” e “come”.

Il nostro, vuole essere un approccio inedito che sappia emancipare il cittadino moderno dalle deformità del mondo attuale. Ci proponiamo di fare politica: riscoprirne le origini, diffonderne gli insigni valori ad essa congeniti, estirparne gli opportunismi e le viltà che troppo spesso oggi la rendono insopportabile.

Per fare questo vogliamo allargare la partecipazione, creare dibattiti, porre domande e fornire risposte, in modo che ciascuna persona acquisisca consapevolezza del proprio ruolo sociale. Aspiriamo a riscoprire l’uomo politico: quello che è politico ancor prima di pensare alla politica. Quell’uomo che ambisce alla giustizia e che pretendere onestà.

Questi sono i nostri obiettivi da realizzare, mediante il sito, e attraverso procedure concertate e realmente democratiche:

  • promuovere una cultura della pubblica amministrazione basata sulla trasparenza, l’onestà e l’accessibilità di tutti i cittadini;
  • sviluppare discussioni che sappiano creare nel cittadino degli stimoli culturali creando controinformazione su tutto ciò che i mezzi di comunicazione di massa non dicono;
  • spingere alla partecipazione politica in ogni singola realtà locale sulla base di idee politiche che si discostino dalle visioni vetero-ideologiche dei partiti attuali, ma che siano condizionate al migliore interesse di ciascun cittadino nella singola realtà locale;
  • attivare procedure concertate per ogni paese che possano essere rilevatori del volere dei cittadini che vivono in quelle realtà;
  • promuovere lo sviluppo di una coscienza critica che possa contribuire alla nascita di una nuova classe politica e a di una nuova maniera di fare politica;
  • attraverso i mezzi di cui il movimento dispone e alla rete che attorno ad esso si costituirà, aiutare i cittadini che si perdono nelle storture della pubblica amministrazione, esplicando dei loro diritti e dei loro doveri;
  • diffondere valori che sappiano rivalutare il lato colto e non solo consumistico della vita.

Il nostro desiderio è di sviluppare tante sezioni quanti sono i comuni d’Italia, così da creare dei rilevatori di democraticità delle politiche attuate in ciascuno di essi.

La strada è impervia, il cammino tortuoso: unisciti a noi! Contattaci e pubblica.