Ne LA STAMPA del 22 ottobre è stato pubblicato uno stralcio della dissertazione che Barbara Spinelli ha esposto all’Aula Magna dell’Università del Piemonte Orientale (Alessandria) in occasione del ricevimento della laurea honoris causa in studi europei.
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La lucidità dell’analisi della scrittrice ed editorialista del giornale torinese salta agli occhi, almeno io la trovo sorprendentemente realistica. Per chi non ha tempo di andarsi a leggere l’articolo (troppo impegnati su facebook?), cercherò di riassumere in due righe l’idea centrale: ciò che differenzia la democrazia dal dispotismo è che, scegliendo i propri rappresentanti in base alla loro coerenza ed aderenza a ciò in cui ognuno crede, il popolo si tutela, attraverso il voto, dal pericolo che l’opinione di un singolo si imponga sulla collettività grazie al maggior potere di questo singolo rispetto alle masse. Questo garantisce, insomma, che la MAGGIOR PARTE della popolazione votante sia rappresentata e tutelata. Ma la maggior parte, come sappiamo, non è la totalità, e spesso accade che ci si trovi in situazioni conflittuali nelle quali l’azione governativa si riduce ad eseguire il proprio programma, senza tenere conto che gran parte della popolazione può venire talvolta penalizzata. Rifacendosi a pensatori come Tocqueville, Humboldt e Mill, (che premetto di non conoscere) la Spinelli asserisce che " Il ’popolo’ che esercita il potere non sempre coincide con coloro sui quali quest’ultimo viene esercitato." Tralasciamo il fatto che più che spesso lo stesso "popolo in carica" non si sente rappresentato, in quanto il potere politico è spesso incline alla demagogia ed a promesse elettorali folli, populiste e di carattere puramente promozionale.
L’importanza di costruire un’informazione superpartes e di dare a tutti la possibilità di contribuire alla costruzione della felicità collettiva, dell’armonia sociale, attraverso la partecipazione attiva e l’uso della ragione, della coscienza e della buona fede, dovrebbero essere fondamentali in una società moderna dove l’avvento del relativismo - che non è necessariamente il demone dipinto dalla Chiesa Cattolica - ha reso oramai impossibile un’unitarietà del pensiero che non scivoli nel totalitarismo. Sento spesso citare l’art.3 con un’immensa lacuna: tutti ripetono sempre che LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, dimenticandosi delle parole realmente scritte dalla Costituente:
TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITA’ SOCIALE e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ quindi lecito considerare incostituzionali certi provvedimenti governativi che non tengono conto dei problemi di quella parte non sufficientemente rappresentata in sede Parlamentare, visto che il comma 2 dell’art. 3 sancisce anche l’obbligatorietà della difesa del pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione DI TUTTI I LAVORATORI all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Se poi ci appelliamo al buonsenso, uno stato che tutela le minoranze LINGUISTICHE (art. 6) non può non tutelare le minoranze sociali stesse.
Per dirla come Beppe Grillo, che non apprezzo se non per la schiettezza con la quale provoca ed accusa, IL GOVERNO NON HA OBBLIGHI CON I PROPRI ELETTORI, BENSI’ CON TUTTO IL POPOLO ITALIANO. VIENE PROFUMATAMENTE PAGATO PER QUESTO.
E’ probabilmente giunta l’ora di interrogarsi non sui poteri dell’esecutivo e del Parlamento, ma se essi sono veramente rappresentativi del popolo italiano: i governi fatti su base politica ci hanno portato Ingegneri al Ministero di Giustizia e sciacquette a quello delle pari opportunità. Forse i governi di unità nazionale dovrebbero diventare una regola, una sfida che dopo un periodo di transizione abitui la classe politica a collaborare in nome del popolo italiano e non dei PROPRI elettori. Così come al popolo italiano auspico un cambio di mentalità, alla classe politica che mi auguro presto sostituisca questa classe vecchia e demente che oggi ci ritroviamo auspico anzi imploro più pluralismo, meno paraocchi quando si tratta di pensare agli italiani ed a temi di urgenza mondiale quali ambiente, povertà, relazioni internazionali.
Mi auguro governi dove anche le opposizioni sono presenti.
Mi auguro una concertazione dove nessuno porta proposte blindate, ma la proposta si costruisce assieme.
Mi auguro un Parlamento che legge ciò che vota.
Mi auguro un elettorato che sa chi vota.
Mi auguro una società dove i corrotti sono consegnati alla giustizia, che punisce, e poi allo Stato che redime.
Mi auguro che noi giovani si parli meno della vittoria della Juve due ore fa, e più della sconfitta che, round dopo round, l’Italia sta subendo ininterrottamente ed anche un po’ inconsciamente, dal 1921 ad oggi.
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