giovedì, 06 novembre 2008
mercoledì, 05 novembre 2008
  
La presente ha come scopo divulgare un disservizio affinchè esso venga risolto nel più breve tempo possibile.


Ryanair si “volatilizza” coi soldi dei clienti.
“Prenotazione non riuscita”, ma l’addebito è stato fatto.

La compagnia Ryanair è ormai una realtà consolidata nel nostro mercato del trasporto aereo come in quello europeo. Basti pensare che prima del caro carburante, nel 2006, la compagnia aveva, rispetto all’anno precedente, incrementato le proprie vendite del 32%, arrivando ad un fatturato di 2,24 miliardi di euro, valore forse incrementato poi dalla grave crisi delle compagnie di bandiera. La compagnia di Dublino possiede ormai una gran fetta delle rotte Italia-Europa, nelle quali è tra i leader come numero di passeggeri.
Ciò che come cittadini non possiamo permettere è che una compagnia diventata così importante nel nostro settore trasporti ripaghi la possibilità di crescita che ha avuto nel suolo – e cielo - italiano con un peggioramento del servizio erogato.

M. abita nella provincia di Padova. Lo scorso 25 settembre lei e il suo compagno, D., britannico, cercano di prenotare 6 biglietti per Londra. Visto il consueto aumento sotto le feste (la compagnia aveva deciso di aumentare il prezzo del bagaglio a 30 euro!), si è deciso per prenotare 3 biglietti senza bagaglio e 3 con bagaglio, per risparmiare.

Secondo M. però, il problema inizia quando scoprono di non poter prenotare 3 biglietti con bagaglio e 3 biglietti senza bagaglio in una sola operazione… Decidono quindi di fare due prenotazioni separate. Si comincia con i primi tre (con bagaglio). Completano e inseriscono tutti i dati, operazione che di solito porta via un prezioso quarto d’ora; ma alla fine appare il messaggio: "impossibile terminare l'operazione"

Ci spiega M.: “il mio cervello recepisce che siccome "è impossibile terminare questa operazione”, devo tentare di nuovo". Ma e' troppo tardi... D. deve andare a lavoro… Io sono in ritardo… Vabbè, tenteremo di nuovo più tardi…”

Alla sera, M. e D. ci riprovano e finalmente riescono a prenotare i primi 3 biglietti. Felicissimi, passano immediatamente alla prenotazione dei successivi 3: ma nuovamente è "impossibile terminare l’operazione". A tal punto i giovani sono ostinati a viaggiare con Ryanair (a nessuno dei due è mai venuto in mente che ci sono altre compagnie, volare Ryanair è così naturale, così automatico!…) che, pensando ad una mancanza di credito nella propria carta, si fanno prestare la carta di credito del datore di lavoro di D., amico di famiglia. Nel giro di un'ora hanno tutti i biglietti in mano! Questo sembra essere il lieto fine, M. e famiglia partiranno assieme a D. per trascorrere il Natale con la famiglia di lui.

La sorpresa arriva alla fine del mese, quando M. scopre che nella sua carta, quella usata nel primo tentativo, ci sono addebiti verso Ryanair di 563 euro in più rispetto alla somma dovuta.

“Noi non abbiamo mai prenotato quel viaggio” ci racconta ancora molto arrabbiata M., “non abbiamo nemmeno mai ricevuto un'e-mail di conferma, per cui non abbiamo nemmeno un codice di riferimento col quale cercare almeno di cambiare o disdire una prenotazione che, a tutti gli effetti, eravamo stati impediti di completare! Perché l’addebito allora?” Iniziano i tentativi di contattare Ryanair attraverso il numero 899 da € 2,50 al minuto! La prima volta risponde una ragazza di accento balcanico con evidenti difficoltà linguistiche che non capisce ciò che M. sta cercando di spiegare e infine RIAGGANCIA! Al secondo tentativo, risponde un ragazzo, pure lui con difficoltà linguistiche, che ripete il ritornello che tanto spesso sentiamo dai call-center: “Non posso farci niente!”. Consiglia di inviare un fax alla sede principale di Dublino. D. allora prova a chiamare il numero 899 britannico; nonostante tutti i soldi spesi al telefono, anche aldilà della Manica rispondono, per due volte, due ragazze con estrema difficoltà nell’inglese, ed assoluta incompetenza nel caso qui esposto.
Raccolgono tutti i numeri di fax che trovano nel sito www.ryanair.com, e da allora spediscono almeno un fax a settimana. Non hanno ancora ottenuto risposta. “Io ho sempre viaggiato con Ryanair… Mai avuto problemi!” M. è veramente sconsolata, lei è un’altra persona malamente punita per la sua fedeltà ad una compagnia .
Il sottoscritto, estremamente Indignato, trova assurdo che imprese la cui crescita è stata in gran parte supportata dal nostro paese, dalle nostre già precarie infrastrutture, dalla nostra manodopera ma soprattutto dai nostri consumatori e cittadini, anziché ringraziare i clienti con migliori servizi, li sevizino con disservizi che sempre più assomigliano a truffe o comunque soprusi.
Il sacro dovere del cittadino di indignarsi di fronte a simili ingiustizie ci obbliga a chiedere spiegazioni immediate, nonché il dovuto risarcimento, alla compagnia Ryanair. Ci obbliga ad intimare le autorità competenti ad indagare, sanzionare e prevenire tali atteggiamenti.

Indignazione si appella ai cittadini. Come fareste di fronte ad un’ingiustizia letta nel vostro quotidiano preferito, indignatevi anche per questi ‘piccoli’ soprusi, la cui poca rilevanza mediatica non fa altro che aiutare chi li perpetra.

Ci appelliamo infine anche alla stampa. Il dovere primo del giornalismo è quello di far sapere al cittadino la verità, che essa sia glorificante o infamante. Come potere forte nella società, avete l’obbligo morale di aiutare i cittadini ad ottenere risposte da Ryanair come da tanti altri.

Indignazione chiede quindi la divulgazione di queste storie a 360 gradi; chiede che gli indirizzi e i numeri telefax di Ryanair vengano intasati dalla vostra Indignazione, chiede che alla porta della compagnia vadano a bussare le autorità di tutela al consumo e quelle che dovrebbero vigilare sulla trasparenza delle operazioni commerciali online.

Conrado De Vita, un Indignato, 5 novembre 2008.
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giovedì, 06 novembre 2008
Ieri mattina, la radio rimasta accesa e sintonizzata su radio24 mi ha svegliato durante il discorso di Barack Obama, da quel preciso istante il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.
Ho seguito pochissimi avvenimenti veramente epocali in diretta, ma posso dirvi che i diciassette minuti di monologo del neopresidente sono stati qualcosa di ineguagliabile. In un inglese impeccabile, non come quello sputacchiato alla texana del suo predecessore, l' homo globalis Obama ha mandato un messaggio di speranza al suo paese, il mondo. Messaggio che va al di là delle parole stesse, seppur ben scelte e perfettamente scandite. Per chi non l’ha sentito, dico solo questo: se ci avesse messo sotto un qualche tema di Hans Zimmer o di Ennio Morricone, il mondo intero avrebbe pianto.

Resta da vedere se le parole diverranno fatti. Resta da vedere se Obama sarà in grado di sopraffare i poteri forti degli USA e del mondo, resta da vedere se non verrà tradito dal partito che lui stesso ha conquistato, resta insomma da vedere se ieri notte gli USA abbiano veramente scritto una nuova pagina nella storia della democrazia.

Intanto divertiamoci con la bassezza, la provincialità della nostra geriatrica classe politica. Mentre il nostro primo ministro cita Calderoli dando all’uomo più potente del mondo dell’ “abbronzato” - bisognava pur deridere uno statunitense a Putingrado - e Gasparri con le sue luminose parole incita il popolo italiano alla violenza fisica nei confronti della sua medesima persona, il leader che non c’è Veltroni cerca BerlusCOMICAmente di accapparrarsi gli applausi, mostrando a destra e a manca la fotina di lui e Obama nel 2005. E Bossi “Finchè c’è Lega non c’è nero”? beh, cito il premier, lo stato mentale è quello che è…
Il furto più grande che la politica italiana sta compiendo nei confronti degli italiani non riguarda le imposte, nè i servizi, nemmeno l'informazione. Beninteso, questo lo hanno sempre compiuto quindi oggi è un semplice dato di fatto. Ma questi vecchietti stanno rubando a noi figli degli Ottanta e Novanta, qualcosa di molto più importante, di molto più intimo e prezioso: ci stanno derubando del diritto di sognare!
Allo slogan di Obama YES WE CAN voglio oggi rispondere con uno ben meno realistico, ma che racchiude bene ciò che provo ora: I WANT TO BELIEVE!

A quando il NOSTRO Obama?
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mercoledì, 05 novembre 2008
La presente ha come scopo divulgare un disservizio affinchè esso venga risolto nel più breve tempo possibile.


Ryanair si “volatilizza” coi soldi dei clienti.
“Prenotazione non riuscita”, ma l’addebito è stato fatto.

La compagnia Ryanair è ormai una realtà consolidata nel nostro mercato del trasporto aereo come in quello europeo. Basti pensare che prima del caro carburante, nel 2006, la compagnia aveva, rispetto all’anno precedente, incrementato le proprie vendite del 32%, arrivando ad un fatturato di 2,24 miliardi di euro, valore forse incrementato poi dalla grave crisi delle compagnie di bandiera. La compagnia di Dublino possiede ormai una gran fetta delle rotte Italia-Europa, nelle quali è tra i leader come numero di passeggeri.
Ciò che come cittadini non possiamo permettere è che una compagnia diventata così importante nel nostro settore trasporti ripaghi la possibilità di crescita che ha avuto nel suolo – e cielo - italiano con un peggioramento del servizio erogato.

M. abita nella provincia di Padova. Lo scorso 25 settembre lei e il suo compagno, D., britannico, cercano di prenotare 6 biglietti per Londra. Visto il consueto aumento sotto le feste (la compagnia aveva deciso di aumentare il prezzo del bagaglio a 30 euro!), si è deciso per prenotare 3 biglietti senza bagaglio e 3 con bagaglio, per risparmiare.

Secondo M. però, il problema inizia quando scoprono di non poter prenotare 3 biglietti con bagaglio e 3 biglietti senza bagaglio in una sola operazione… Decidono quindi di fare due prenotazioni separate. Si comincia con i primi tre (con bagaglio). Completano e inseriscono tutti i dati, operazione che di solito porta via un prezioso quarto d’ora; ma alla fine appare il messaggio: "impossibile terminare l'operazione"

Ci spiega M.: “il mio cervello recepisce che siccome "è impossibile terminare questa operazione”, devo tentare di nuovo". Ma e' troppo tardi... D. deve andare a lavoro… Io sono in ritardo… Vabbè, tenteremo di nuovo più tardi…”

Alla sera, M. e D. ci riprovano e finalmente riescono a prenotare i primi 3 biglietti. Felicissimi, passano immediatamente alla prenotazione dei successivi 3: ma nuovamente è "impossibile terminare l’operazione". A tal punto i giovani sono ostinati a viaggiare con Ryanair (a nessuno dei due è mai venuto in mente che ci sono altre compagnie, volare Ryanair è così naturale, così automatico!…) che, pensando ad una mancanza di credito nella propria carta, si fanno prestare la carta di credito del datore di lavoro di D., amico di famiglia. Nel giro di un'ora hanno tutti i biglietti in mano! Questo sembra essere il lieto fine, M. e famiglia partiranno assieme a D. per trascorrere il Natale con la famiglia di lui.

La sorpresa arriva alla fine del mese, quando M. scopre che nella sua carta, quella usata nel primo tentativo, ci sono addebiti verso Ryanair di 563 euro in più rispetto alla somma dovuta.

“Noi non abbiamo mai prenotato quel viaggio” ci racconta ancora molto arrabbiata M., “non abbiamo nemmeno mai ricevuto un'e-mail di conferma, per cui non abbiamo nemmeno un codice di riferimento col quale cercare almeno di cambiare o disdire una prenotazione che, a tutti gli effetti, eravamo stati impediti di completare! Perché l’addebito allora?” Iniziano i tentativi di contattare Ryanair attraverso il numero 899 da € 2,50 al minuto! La prima volta risponde una ragazza di accento balcanico con evidenti difficoltà linguistiche che non capisce ciò che M. sta cercando di spiegare e infine RIAGGANCIA! Al secondo tentativo, risponde un ragazzo, pure lui con difficoltà linguistiche, che ripete il ritornello che tanto spesso sentiamo dai call-center: “Non posso farci niente!”. Consiglia di inviare un fax alla sede principale di Dublino. D. allora prova a chiamare il numero 899 britannico; nonostante tutti i soldi spesi al telefono, anche aldilà della Manica rispondono, per due volte, due ragazze con estrema difficoltà nell’inglese, ed assoluta incompetenza nel caso qui esposto.
Raccolgono tutti i numeri di fax che trovano nel sito www.ryanair.com, e da allora spediscono almeno un fax a settimana. Non hanno ancora ottenuto risposta. “Io ho sempre viaggiato con Ryanair… Mai avuto problemi!” M. è veramente sconsolata, lei è un’altra persona malamente punita per la sua fedeltà ad una compagnia .
Il sottoscritto, estremamente Indignato, trova assurdo che imprese la cui crescita è stata in gran parte supportata dal nostro paese, dalle nostre già precarie infrastrutture, dalla nostra manodopera ma soprattutto dai nostri consumatori e cittadini, anziché ringraziare i clienti con migliori servizi, li sevizino con disservizi che sempre più assomigliano a truffe o comunque soprusi.
Il sacro dovere del cittadino di indignarsi di fronte a simili ingiustizie ci obbliga a chiedere spiegazioni immediate, nonché il dovuto risarcimento, alla compagnia Ryanair. Ci obbliga ad intimare le autorità competenti ad indagare, sanzionare e prevenire tali atteggiamenti.

Indignazione si appella ai cittadini. Come fareste di fronte ad un’ingiustizia letta nel vostro quotidiano preferito, indignatevi anche per questi ‘piccoli’ soprusi, la cui poca rilevanza mediatica non fa altro che aiutare chi li perpetra.

Ci appelliamo infine anche alla stampa. Il dovere primo del giornalismo è quello di far sapere al cittadino la verità, che essa sia glorificante o infamante. Come potere forte nella società, avete l’obbligo morale di aiutare i cittadini ad ottenere risposte da Ryanair come da tanti altri.

Indignazione chiede quindi la divulgazione di queste storie a 360 gradi; chiede che gli indirizzi e i numeri telefax di Ryanair vengano intasati dalla vostra Indignazione, chiede che alla porta della compagnia vadano a bussare le autorità di tutela al consumo e quelle che dovrebbero vigilare sulla trasparenza delle operazioni commerciali online.

Conrado De Vita, un Indignato, 5 novembre 2008.
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sabato, 25 ottobre 2008
Dispotismo maggioritario.

Ne LA STAMPA del 22 ottobre è stato pubblicato uno stralcio della dissertazione che Barbara Spinelli ha esposto all’Aula Magna dell’Università del Piemonte Orientale (Alessandria) in occasione del ricevimento della laurea honoris causa in studi europei.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200810articoli/37543girata.asp]http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200810articoli/37543girata.asp
La lucidità dell’analisi della scrittrice ed editorialista del giornale torinese salta agli occhi, almeno io la trovo sorprendentemente realistica. Per chi non ha tempo di andarsi a leggere l’articolo (troppo impegnati su facebook?), cercherò di riassumere in due righe l’idea centrale: ciò che differenzia la democrazia dal dispotismo è che, scegliendo i propri rappresentanti in base alla loro coerenza ed aderenza a ciò in cui ognuno crede, il popolo si tutela, attraverso il voto, dal pericolo che l’opinione di un singolo si imponga sulla collettività grazie al maggior potere di questo singolo rispetto alle masse. Questo garantisce, insomma, che la MAGGIOR PARTE della popolazione votante sia rappresentata e tutelata. Ma la maggior parte, come sappiamo, non è la totalità, e spesso accade che ci si trovi in situazioni conflittuali nelle quali l’azione governativa si riduce ad eseguire il proprio programma, senza tenere conto che gran parte della popolazione può venire talvolta penalizzata. Rifacendosi a pensatori come Tocqueville, Humboldt e Mill, (che premetto di non conoscere) la Spinelli asserisce che " Il ’popolo’ che esercita il potere non sempre coincide con coloro sui quali quest’ultimo viene esercitato." Tralasciamo il fatto che più che spesso lo stesso "popolo in carica" non si sente rappresentato, in quanto il potere politico è spesso incline alla demagogia ed a promesse elettorali folli, populiste e di carattere puramente promozionale.
L’importanza di costruire un’informazione superpartes e di dare a tutti la possibilità di contribuire alla costruzione della felicità collettiva, dell’armonia sociale, attraverso la partecipazione attiva e l’uso della ragione, della coscienza e della buona fede, dovrebbero essere fondamentali in una società moderna dove l’avvento del relativismo - che non è necessariamente il demone dipinto dalla Chiesa Cattolica - ha reso oramai impossibile un’unitarietà del pensiero che non scivoli nel totalitarismo. Sento spesso citare l’art.3 con un’immensa lacuna: tutti ripetono sempre che LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, dimenticandosi delle parole realmente scritte dalla Costituente:
TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITA’ SOCIALE e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ quindi lecito considerare incostituzionali certi provvedimenti governativi che non tengono conto dei problemi di quella parte non sufficientemente rappresentata in sede Parlamentare, visto che il comma 2 dell’art. 3 sancisce anche l’obbligatorietà della difesa del pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione DI TUTTI I LAVORATORI all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Se poi ci appelliamo al buonsenso, uno stato che tutela le minoranze LINGUISTICHE (art. 6) non può non tutelare le minoranze sociali stesse.

Per dirla come Beppe Grillo, che non apprezzo se non per la schiettezza con la quale provoca ed accusa, IL GOVERNO NON HA OBBLIGHI CON I PROPRI ELETTORI, BENSI’ CON TUTTO IL POPOLO ITALIANO. VIENE PROFUMATAMENTE PAGATO PER QUESTO.

E’ probabilmente giunta l’ora di interrogarsi non sui poteri dell’esecutivo e del Parlamento, ma se essi sono veramente rappresentativi del popolo italiano: i governi fatti su base politica ci hanno portato Ingegneri al Ministero di Giustizia e sciacquette a quello delle pari opportunità. Forse i governi di unità nazionale dovrebbero diventare una regola, una sfida che dopo un periodo di transizione abitui la classe politica a collaborare in nome del popolo italiano e non dei PROPRI elettori. Così come al popolo italiano auspico un cambio di mentalità, alla classe politica che mi auguro presto sostituisca questa classe vecchia e demente che oggi ci ritroviamo auspico anzi imploro più pluralismo, meno paraocchi quando si tratta di pensare agli italiani ed a temi di urgenza mondiale quali ambiente, povertà, relazioni internazionali.

Mi auguro governi dove anche le opposizioni sono presenti.
Mi auguro una concertazione dove nessuno porta proposte blindate, ma la proposta si costruisce assieme.
Mi auguro un Parlamento che legge ciò che vota.
Mi auguro un elettorato che sa chi vota.
Mi auguro una società dove i corrotti sono consegnati alla giustizia, che punisce, e poi allo Stato che redime.
Mi auguro che noi giovani si parli meno della vittoria della Juve due ore fa, e più della sconfitta che, round dopo round, l’Italia sta subendo ininterrottamente ed anche un po’ inconsciamente, dal 1921 ad oggi.


http://www.movimento97.com/

http://indignazione.splinder.com/
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domenica, 19 ottobre 2008

www.movimento97.com

Il popolo

Pubblicato da Conrado de Vita nella categoria Altra Politica



Tutti i politici sono d’accordo su questo: se i popoli fossero troppo liberi, sarebbe impossibile tenerli nelle regole dei loro doveri. La loro caratteristica fondamentale è che, avendo minori cognizioni degli altri ordini dello stato, molto più colti ed istruiti di loro,difficilmente essi starebbero alle regole che sono loro prescritte dalla ragione e dalle leggi, se non vi fossero costretti da qualche necessità.[...]La ragione non permette di esentarli da ogni peso, perchè perdendo in tal caso il marchio della loro soggezione perderebbero anche il ricordo della loro condizione, e perchè se fossero esenti dai tributi penserebbero di esserlo anche dall’obbedienza. BISOGNA PARAGONARLI AI MULI CHE, ABITUATI AL CARICO, SI GUASTANO CON UN LUNGO RIPOSO PIU’ CHE COL LAVORO. Ma come bisogna per questio animali che il lavoro sia moderato e il carico proporzionato alla loro resistenza così deve essere per gli aiuti che dà il popolo. Di fatto se non fossero moderati, anche se utili al pubblico, non cesserebbero di essere ingiusti…

Questa massima è ovviamente molto antica: è stata scritta da un omiciattolo di chiesa tra il 1635 ed il 1638, il suo nome era Armand-Jean du Plessis.

Ma nonostante la veneranda età del documento, non riesco a fare a meno di notare che i politici sembrano pensarla allo stesso modo riguardo al popolo. La nostra democrazia è ancora fondata su principi assolutistici come questo, ed è per questo e non per altro che è guasta. E per me il peggio è che non mi va di condannare del tutto queste parole: mai un paragone con i muli è stato più verosimile per l’essere umano. Bestie da soma perennemente inchiodate alle proprie posizioni, spaventate da qualunque fuoriprogramma. Ed appena abbiamo un pò di questa indecifrabile libertà, tale è la smania di volerne di più che ci dimentichiamo di goderci quella che abbiamo già.

Libertà è una bellissima parola: direi persino dal punto di vista puramente estetico, è una parola che proprio… come dire… SUONA BENE!

Ma siamo sicuri di sapere il vero significato di questa parola?

La libertà, almeno per quanto mi riguarda, è fatta di due principi: diritti e doveri. I diritti garantiscono la libertà individuale in quanto ci permettono innumerevoli cose, i doveri quella collettiva in quanto sono appunto l’alt affinchè la nostra libertà non vada a danneggiare la libertà altrui. Questo, in una società dove la ragione e soprattutto la coscienza e la buona fede siano di casa, non può portare sconforto. Questo, in una società che vuole meritarsi gli appellativi libera e civile, non è tuttavia applicabile.

La pseudolibertà che invece ci viene propinata fin dal dopoguerra, che a mio avviso ha raggiunto l’apice dopo l’11 settembre, è fatta di immagini e parole. Entrambe ci dicono che cosa vogliamo, che cosa dobbiamo, che cosa ci serve.

Ci siamo fregati con le nostre mani. Siamo sopravvissuti alla Grande Guerra, alla crisi del ‘29, a Hitler, alla cortina di ferro, ad Al Qaeda… Ma ci siamo fatti fregati da Kotler & co.

Rispetto allo scritto secentesco, che purtroppo non mi va di condannare interamente - in fondo ha dato i suoi frutti… - , c’è una sostanziale differenza: a quei tempi, a detta di du Plessis, lo Stato aveva in cabina di regia persone istruite, preparate ad affrontare i problemi di una nazione: ma adesso, ad esempio nel nostro stivale, possiamo dire altrettanto?

Mettereste la mano sul fuoco sul fatto che i nostri parlamentari sanno tutti leggere e scrivere?

Il documento, se letto da più punti di vista, non è certo un inno all’assolutismo, anzi: riconosce al popolo una grande forza, ovviamente confinata dai valori e dagli equilibri di allora. Ed a guidare questo grande e utile popolo, almeno idealmente, ci sono uomini apparentemente fatti apposta!

Non mi soffermerò a lungo su chi siano i nostri rappresentanti nelle due Camere: non starò qui a dirvi quanti sono entrati per affari propri, per affari altrui, per sete di potere o grazie a favori carnali… Vi dico solo questo: a partire dal momento che i governanti non sono più istruiti del popolo, è il popolo che deve farsi avanti e prendere in mano la situazione, è il popolo che deve dare risposte alternative ad un decisionismo che è già fallito migliaia di volte, e che si appresta a fallire, qui in Italia, ancor prima di cominciare.

La democrazia così com’è stata concepita non è democrazia, poichè non tiene conto del fatto che l’umana ragione, presupposto fondamentale per la coerenza dele proprie scelte, è decaduta. Quindi, se rivogliamo la nostra democrazia, il primo passo che dobbiamo fare non è verso la piazza, ma verso la biblioteca. Non fondiamo partiti, apriamo piuttosto circoli culturali. Al giorno d’oggi la cultura è annebbiata dai cartelloni pubblicitari, ma abbiamo ancora il materiale sufficiente a far partire un nuovo Illuminismo che coinvolga tutti.

Forse non smetteremo di essere bestie da soma, ma magari da muli passeremo a palafreni, col tempo… In fondo, quel pretuccio non aveva tutti i torti, viste come poi andarono le cose in quel secolo.

Ah, se vi interessa, il documento si chiama Testamento Politico, e probabilmente lo troverete sotto il nome d’arte del pretuccio: Richelieu.

domenica, 19 ottobre 2008

Il Movimento Novantasette nasce dall’intraprendenza di un gruppo di giovani che, stanchi del modo con cui viene oggi presentata la politica, hanno smesso di lamentarsi per imboccare un percorso diverso.

Ci rivolgiamo a tutte quelle persone che seppur amandola, si sentono oggi estranei alla politica. A tutti coloro che vorrebbero fare qualcosa, ma non sanno “cosa” e “come”.

Il nostro, vuole essere un approccio inedito che sappia emancipare il cittadino moderno dalle deformità del mondo attuale. Ci proponiamo di fare politica: riscoprirne le origini, diffonderne gli insigni valori ad essa congeniti, estirparne gli opportunismi e le viltà che troppo spesso oggi la rendono insopportabile.

Per fare questo vogliamo allargare la partecipazione, creare dibattiti, porre domande e fornire risposte, in modo che ciascuna persona acquisisca consapevolezza del proprio ruolo sociale. Aspiriamo a riscoprire l’uomo politico: quello che è politico ancor prima di pensare alla politica. Quell’uomo che ambisce alla giustizia e che pretendere onestà.

Questi sono i nostri obiettivi da realizzare, mediante il sito, e attraverso procedure concertate e realmente democratiche:

  • promuovere una cultura della pubblica amministrazione basata sulla trasparenza, l’onestà e l’accessibilità di tutti i cittadini;
  • sviluppare discussioni che sappiano creare nel cittadino degli stimoli culturali creando controinformazione su tutto ciò che i mezzi di comunicazione di massa non dicono;
  • spingere alla partecipazione politica in ogni singola realtà locale sulla base di idee politiche che si discostino dalle visioni vetero-ideologiche dei partiti attuali, ma che siano condizionate al migliore interesse di ciascun cittadino nella singola realtà locale;
  • attivare procedure concertate per ogni paese che possano essere rilevatori del volere dei cittadini che vivono in quelle realtà;
  • promuovere lo sviluppo di una coscienza critica che possa contribuire alla nascita di una nuova classe politica e a di una nuova maniera di fare politica;
  • attraverso i mezzi di cui il movimento dispone e alla rete che attorno ad esso si costituirà, aiutare i cittadini che si perdono nelle storture della pubblica amministrazione, esplicando dei loro diritti e dei loro doveri;
  • diffondere valori che sappiano rivalutare il lato colto e non solo consumistico della vita.

Il nostro desiderio è di sviluppare tante sezioni quanti sono i comuni d’Italia, così da creare dei rilevatori di democraticità delle politiche attuate in ciascuno di essi.

La strada è impervia, il cammino tortuoso: unisciti a noi! Contattaci e pubblica.

domenica, 19 ottobre 2008

L'idea dalla quale nasce Indignazione è proprio quella che è possibile cambiare la società attraverso il discredito e la sfiducia nei luoghi comuni dei rapporti di forza quotidiani.

La parola indignazione è forse più moderata dell'espressione "cittadini incazzati", ma è proprio quello il concetto che sto cercando di concentrare in questo sito. Persone incazzate con il volgere della vita quotidiana nei rapporti con la pubblica amministrazione inefficace e negligente, ma anche nei rapporti vessatori con enti privati in situazione di privilegio, direi quasi di predominio psicologico.

Spero sinceramente che gli utenti abbiano presto storie da raccontarmi. Nei giorni che precedono la nascita ufficiale di Indignazione, fissata simbolicamente per il 5 di novembre, e per ora ridotta ad un blog in attesa del giorno in cui dovrà espandersi a qualcosa di più, aspetterò che mi mandiate qualcosa da raccontare. Le prime storie sono pronte, ma fino alla nascita ufficiale, Indignazione resterà un semplice blog, dove vi darò alcune mie opinioni riguardo alla vita socio-politica di questo paese, con preoccupate esternazioni sullo stato culturale della popolazione italica.

Sarà dato un particolare spazio a movimento 97, del quale questo sito si farà più che volentieri portavoce.

 

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mercoledì, 08 ottobre 2008
Ciao a tutti!

Mi chiamo, Conrado, per gli amici Conca.
Il motivo per il quale sono qui è perchè spesso sono stato vittima di piccoli soprusi, come tutti voi: soprusi dei quali non si parla nei giornali: soprusi che non vengono risolti da decreti legge urgenti e non creano lo sgomento nell'opinione pubblica. Soprusi che se li chiami soprusi ad alta voce la gente ti prende in giro, perchè "c'è ben altro a cui pensare", "se fossero quelli i problemi..." "è normale, bisogna farci l'abitudine..." Sono quelle che normalmente chiameremmo scocciature, ma scocciature che arrivano da coloro che invece dovrebbero renderci la vita più facile. Scocciature come un funzionario pubblico che non fa il suo mestiere; come un autista dei mezzi pubblici imprudente; di un farmacista/medico di turno che distratta i propri assistiti per puro diletto, forte della sua posizione di privilegio e della nostra posizione di bisogno.

Perchè ad un certo punto, i piccoli soprusi sono tanti piccoli granelli di sale, che all'accumularsi nel dolce fiume della vita lo rendono amaro, invivibile. E quando la vita diventa invivibile, l'uomo diventa incapace di goderne al massimo.

Perchè quando coloro ai quali è stata affidata la nostra tutela ci ricattano e ci ignorano, noi dobbiamo avere il nostro diritto di rivalsa, anzi di riscossa!

Indignazione è il nome scelto perchè rappresenta il metodo attraverso il quale mi propongo - o forse mi illudo - di iniziare a cambiare il mondo: in alcuni casi, ho visto l'indignazione di un gruppo di sostenitori cambiare le cose. In un tempo dove la notorietà è così importante, la notorietà negativa è il male peggiore per colui che abusa dei propri poteri e della propria posizione. Ed è facendo leva su questa notorietà negativa, mettendo in luce gli atteggiamenti più egoistici, sadici di coloro che dovrebbero aiutarci - e che vengono pagati per questo - che possiamo renderli impotenti. La forza dell'uomo sta nel consenso che ha tra gli altri uomini. Facciamo sentire che NOI non diamo consensi alla cieca: Facciamogli meritare la nostra fiducia e la nostra simpatia. Togliamogli il nostro sorriso diplomatico e mostriamogli dieci, cento, mille zanne ringhianti.

Il metodo è facile. Questo blog si aprirà con i miei post. Almeno una volta alla settimana - spero mooooolto più spesso! -- vi racconterò le vicissitudini del cittadino indignato, i piccoli soprusi subiti, le soluzioni trovate o almeno quelle provate. Queste storie in acuni casi riguardano me, in altri persone che mi hanno fatto pervenire la loro storia: ma sono SEMPRE vere. Per rispetto di costoro, le loro storie saranno prive dei loro nomi; ma mai ometterò il nome  o qualsiasi indizio che possa protare a identificare i colpevoli di ogni sopruso.

La seconda fase invece prevede la vostra partecipazione. Voglio le VOSTRE storie, le vostre vicissitudini, le vostre sofferenze. Voglio rendere partecipi gli altri di tutto ciò che non funziona. Voglio che un farmacista maleducato perda i suoi clienti. Che un medico svogliato provi vergogna. O anche solo che il bulletto della scuola, per una volta, venga deriso anzichè compiaciuto.

Ci sono ancora pochi ma buoni volonterosi che cercano di cambiare le cose, di mgliorare il mondo dove viviamo. Loro stanno lavorando in alto, nella politica o nell'antipolitica. Io sono con alcuni di loro. E nel cuore posso probabilmente dirmi loro simile, o fratello.

Ma la mia idea di migliramento parte dal basso, invade la società alla radice per poi espandersi verso i rami alti, senza lasciare traccia dell'accondiscendenza con la quale abbiamo spesso permesso che tutti, dall'operatore telecom ai capi di governo, ci prendessero in giro e si aprofittassero di noi. Sono quindi con loro, ma lavoro non per ripulire i palazzi bensì per trasformare le baracche in case.

A partire dal 5 novembre 2008, leggete e indignatevi.

Un abbraccio forte.

Conca.

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